
Il rischio cyber in Italia continua a crescere. Non si tratta più di un tema confinato alle grandi organizzazioni, alle pubbliche amministrazioni o alle infrastrutture critiche. Oggi riguarda imprese, PMI, fornitori di servizi, studi professionali e realtà che ogni giorno dipendono da dati, applicazioni, posta elettronica, accessi remoti e sistemi digitali. Secondo il Rapporto Clusit 2026, nel nostro Paese sono stati censiti incidenti cyber noti in crescita del 42% rispetto al 2024. Il dato italiano rappresenta il 9,6% del campione globale analizzato, una quota significativa se rapportata alle dimensioni del Paese e alla struttura del tessuto economico nazionale.
Il messaggio è chiaro: la superficie di attacco si allarga e la capacità di prevenire, rilevare e gestire gli incidenti diventa sempre più importante. La sicurezza informatica non può più essere considerata un intervento straordinario da attivare solo in caso di emergenza, ma deve diventare parte stabile della gestione aziendale.
Minacce diverse
Il quadro italiano mostra una pressione articolata. Il cybercrime resta la motivazione principale degli incidenti censiti, ma nel nostro Paese il peso dell’hacktivism è particolarmente rilevante rispetto allo scenario globale. Questo contribuisce a spiegare la forte presenza degli attacchi DDoS, spesso utilizzati per colpire la disponibilità di siti, servizi e infrastrutture digitali.
Accanto a questi fenomeni continuano a essere rilevanti malware, phishing e social engineering. Il phishing (in crescita +66%), in particolare, resta uno dei vettori più insidiosi perché sfrutta fiducia, urgenza, distrazione e abitudini quotidiane. Con l’uso dell’intelligenza artificiale, email e messaggi fraudolenti possono diventare più credibili, più personalizzati e più difficili da riconoscere. Per le organizzazioni questo significa dover proteggere un insieme di superfici esposte: sistemi, reti, applicazioni, credenziali, dispositivi, posta elettronica e dati. Affidarsi a singoli strumenti non basta. Serve una strategia capace di unire prevenzione, monitoraggio, protezione degli accessi, gestione delle vulnerabilità e capacità di ripristino.
Sanità digitale
Dentro questo scenario, la sanità digitale merita un’attenzione specifica. Ospedali, cliniche, laboratori, poliambulatori, studi medici e fornitori del settore sanitario gestiscono informazioni estremamente sensibili e dipendono sempre di più da infrastrutture informatiche, applicazioni verticali, archivi digitali, dispositivi connessi e servizi esterni. In questo ambito, un incidente cyber non produce solo un danno tecnico. Può rallentare processi, rendere indisponibili dati, interrompere servizi, creare ritardi operativi e compromettere la fiducia di pazienti, utenti e partner. La sanità è quindi un settore delicato non solo per il valore dei dati trattati, ma per il rapporto diretto tra sicurezza informatica, continuità dei servizi e capacità organizzativa.
Segnali da leggere
L’approfondimento Healthcare del Rapporto Clusit 2026 descrive uno scenario con luci e ombre. A livello globale, il settore sanitario mostra una crescita degli incidenti meno accelerata rispetto alla media complessiva, ma parte da una base storica molto alta e resta tra i comparti più colpiti. A livello globale nel 2025 gli incidenti cyber censiti nel settore Healthcare sono stati 564, in aumento rispetto ai 471 del 2024. Il dato conferma che gli interventi di rafforzamento possono produrre effetti, ma non autorizza letture rassicuranti. La sanità continua a essere un obiettivo appetibile per i cybercriminali, anche per la presenza di dati personali e sanitari, sistemi complessi, ambienti non sempre aggiornabili con semplicità e fornitori distribuiti lungo la filiera.
Nel campione italiano analizzato dal Rapporto Clusit 2026, il settore Healthcare nel 2025 pesa per l’1,8% degli incidenti censiti e scende dal 10° al 14° posto rispetto all’anno precedente. È un segnale positivo rispetto ad altri comparti nazionali più colpiti, come Pubblica Amministrazione, Manufacturing, Transportation/Storage e campagne multi-target. Tuttavia, non significa che il rischio sia marginale. A livello globale, infatti, la sanità resta un settore strutturalmente esposto.
Impatti concreti
Il punto più delicato riguarda la gravità degli incidenti. Nel settore Healthcare, il Rapporto evidenzia una forte concentrazione degli eventi nelle fasce di impatto alto e critico. Questo sposta la riflessione dal semplice numero di attacchi alla loro capacità di incidere sull’operatività. Per una realtà sanitaria, o per un’azienda che lavora con il settore sanitario, la disponibilità dei sistemi è essenziale. Non basta proteggere il dato in senso astratto. Bisogna garantire che le informazioni siano accessibili quando servono, che i servizi possano continuare a funzionare e che, in caso di incidente, il ripristino avvenga in tempi sostenibili. Backup, Disaster Recovery e continuità operativa diventano quindi parte integrante della sicurezza. Non sono misure da considerare dopo un problema, ma elementi da progettare prima, verificare e mantenere nel tempo.
Vulnerabilità e accessi
Le tecniche di attacco rilevate nel settore sanitario confermano la complessità del problema. Nel 2025, tra le modalità note, emergono malware e sfruttamento di vulnerabilità, mentre resta elevata la quota di incidenti per cui le tecniche non sono state rese pubbliche. Il tema delle vulnerabilità è particolarmente importante. Molte organizzazioni utilizzano software verticali, sistemi legacy, accessi remoti, dispositivi connessi e infrastrutture integrate con fornitori esterni. In un ambiente di questo tipo, anche una singola configurazione errata o un servizio esposto può diventare il punto di ingresso per un attacco.
Allo stesso tempo, la protezione degli accessi è sempre più centrale. Credenziali compromesse, account non controllati, email malevole e connessioni remote non adeguatamente protette possono permettere agli attaccanti di entrare usando canali apparentemente legittimi. Per questo la cybersecurity deve partire da una domanda concreta: sappiamo davvero quali punti deboli espongono la nostra organizzazione?
Non solo ospedali
Il rischio non riguarda soltanto le grandi strutture sanitarie. Anche PMI, laboratori, centri diagnostici, studi professionali, fornitori ICT, società di servizi e aziende che trattano dati sanitari possono essere coinvolti. Spesso queste realtà hanno risorse più limitate, ma gestiscono informazioni sensibili e dipendono da strumenti digitali essenziali per lavorare. Un’interruzione dei sistemi, una compromissione della posta elettronica o la perdita di accesso ai dati può avere effetti immediati sull’attività quotidiana.
È proprio in questi contesti che la prevenzione diventa decisiva. Non serve aspettare un incidente per scoprire che un backup non funziona, che un accesso remoto è esposto, che un sistema non è aggiornato o che la posta elettronica rappresenta il principale punto di ingresso per le minacce.
Prevenzione concreta
Per ridurre il rischio non basta aggiungere strumenti di sicurezza. Serve capire dove l’organizzazione è esposta, quali accessi devono essere protetti, quali sistemi sono vulnerabili e quanto rapidamente sarebbe possibile ripristinare l’operatività in caso di incidente.
Hypergrid supporta aziende, PMI e organizzazioni che trattano dati sensibili con un approccio integrato alla cybersecurity. Il Vulnerability Assessment aiuta a individuare vulnerabilità, configurazioni errate, servizi esposti e debolezze infrastrutturali prima che vengano sfruttati dagli attaccanti. Le soluzioni per la protezione della posta elettronica e delle identità riducono il rischio legato a phishing, credenziali compromesse e accessi non autorizzati. HyperVPN consente connessioni sicure, mentre backup, Disaster Recovery e HyperSafe rafforzano la protezione dei dati e la continuità operativa.
A questo si aggiunge il valore di un’infrastruttura cloud gestita in Italia e certificata ACN, pensata per offrire maggiore controllo, affidabilità e supporto nella gestione dei servizi digitali aziendali. Il punto non è moltiplicare gli strumenti, ma costruire un presidio coerente: conoscere il proprio livello di esposizione, ridurre le vulnerabilità, proteggere gli accessi, monitorare i segnali di rischio e prepararsi al ripristino.
Governare il rischio
I dati Clusit non servono a creare allarmismo, ma a leggere con lucidità uno scenario in evoluzione. Gli incidenti aumentano, le tecniche cambiano e gli impatti possono essere rilevanti anche per organizzazioni che non si considerano bersagli primari. La sanità digitale lo dimostra con particolare chiarezza: quando dati, servizi e processi dipendono dall’infrastruttura informatica, la cybersecurity diventa parte della continuità operativa.
Prevenire, proteggere gli accessi, verificare le vulnerabilità e prepararsi al ripristino significa ridurre il rischio prima che diventi emergenza. Ed è questa la differenza tra subire un incidente e governare davvero la sicurezza digitale. Se vuoi conoscere meglio le nostre soluzioni, contattaci! Con una consulenza completamente gratuita potrai scoprire come possiamo aiutarti. Puoi chiamarci al numero +39 0382 528875, scriverci all’indirizzo info@hypergrid.it, visitare il nostro sito https://hypergrid.it, o più semplicemente, cliccare il pulsante qui sotto per prenotare un appuntamento online gratuito con il nostro team.
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Fonti di riferimento Rapporto Clusit 2026 e Approfondimento Healthcare.
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