Cybersecurity e fornitori: una sfida comune per sanità, PA e PMI

Negli ultimi mesi diversi episodi di cronaca hanno riportato l’attenzione sul tema della sicurezza informatica nel settore sanitario. Tra questi, l’attacco che, il 2 gennaio 2026, ha coinvolto l’ASL 3 Liguria ha mostrato ancora una volta quanto sia fragile l’equilibrio tra continuità dei servizi digitali e protezione dei dati sensibili. I sistemi sono tornati progressivamente accessibili, ma la gestione dei referti e delle informazioni sanitarie ha richiesto tempi più lunghi, confermando che il ripristino operativo non coincide sempre con una piena messa in sicurezza del patrimonio informativo.

Questo tipo di eventi non rappresenta un’eccezione, né può essere letto esclusivamente come un problema del settore sanitario. Al contrario, evidenzia una criticità strutturale sempre più diffusa, legata alla complessità delle infrastrutture digitali, alla difficoltà di mantenere un controllo costante sulla superficie di attacco e alla dipendenza dalla supply chain.

È in questo scenario che il tema della cybersecurity smette di essere una questione tecnica e diventa una responsabilità organizzativa. La sanità è spesso il primo ambito in cui queste fragilità emergono con maggiore evidenza, ma gli stessi meccanismi sono presenti anche in molte Pubbliche Amministrazioni e in un numero crescente di PMI. Strutture diverse, con missioni differenti, ma accomunate da modelli operativi simili e da una crescente esposizione al rischio cyber.

Sanità come caso limite

Nel settore sanitario, questi aspetti assumono un peso particolare perché i sistemi digitali non supportano semplicemente attività amministrative, ma incidono direttamente sull’erogazione delle cure e sulla tutela di dati estremamente sensibili. Le analisi condotte dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale mostrano come gli eventi cyber che colpiscono le strutture sanitarie abbiano spesso un impatto concreto sulla disponibilità dei servizi e sulla riservatezza delle informazioni, arrivando in alcuni casi a blocchi operativi che si riflettono sull’utenza e sull’organizzazione interna.

Ciò che emerge con maggiore chiarezza dal report di ACN (clic per scaricare) non è soltanto la frequenza degli attacchi, ma il modo in cui questi si sviluppano. Le compromissioni raramente iniziano con azioni eclatanti. Più spesso prendono forma attraverso accessi non autorizzati, phishing o utilizzo di credenziali valide, che restano inosservati per periodi prolungati prima di produrre effetti visibili. Quando l’incidente diventa evidente, il danno è già in parte compiuto e la risposta si concentra sull’emergenza, più che sulla prevenzione.

La sanità diventa così un caso limite che rende visibile una dinamica più ampia: la difficoltà di individuare tempestivamente le vulnerabilità e di intercettare segnali deboli prima che si trasformino in incidenti strutturati. È proprio questa fase iniziale a determinare l’efficacia o meno delle misure di sicurezza adottate.

Dalla sanità alle PA e alle PMI

Le dinamiche osservate nel settore sanitario non restano confinate a quel perimetro. Cambiano i contesti e le priorità operative, ma i modelli organizzativi e tecnologici sono spesso molto simili. Anche nelle Pubbliche Amministrazioni non sanitarie e nelle PMI, i sistemi digitali si sono stratificati nel tempo, integrando servizi cloud, piattaforme applicative, soluzioni di posta elettronica e infrastrutture gestite in outsourcing. Questo ha aumentato l’efficienza operativa, ma ha anche reso più complesso mantenere una visione chiara e aggiornata del proprio livello di esposizione.

In molte realtà, soprattutto di dimensioni medio-piccole, la sicurezza informatica viene affrontata in modo reattivo, concentrandosi sugli aspetti più visibili e immediati. Tuttavia, come dimostrano le analisi di settore, gli incidenti più gravi sono spesso preceduti da segnali deboli che passano inosservati. Configurazioni errate, servizi esposti inutilmente o sistemi non aggiornati non generano allarmi immediati, ma creano le condizioni ideali per compromissioni progressive. È in questa zona grigia che si annida gran parte del rischio, indipendentemente dal settore di appartenenza.

Il valore delle verifiche periodiche

In questo contesto, la prevenzione non può basarsi esclusivamente su policy o strumenti di protezione perimetrale. Diventa essenziale comprendere cosa è realmente esposto, quali vulnerabilità sono presenti e come queste potrebbero essere sfruttate da un attaccante. Le attività di verifica, come il Vulnerability Assessment, consentono proprio di fare questo: offrire una fotografia aggiornata della superficie di attacco, evidenziando criticità che spesso non emergono nella gestione quotidiana dei sistemi.

Queste verifiche non hanno valore solo tecnico. Forniscono elementi concreti per orientare le decisioni organizzative, supportare il dialogo con i fornitori e definire priorità di intervento basate sul rischio reale. In assenza di questo tipo di analisi, la sicurezza tende a rimanere un insieme di percezioni, più che un processo misurabile e governabile.

Un approccio continuativo alla sicurezza

Intervenire solo a incidente avvenuto non è sufficiente. La sicurezza richiede un presidio costante, capace di integrare monitoraggio, verifiche periodiche e capacità di risposta. Questo vale a maggior ragione per organizzazioni che non dispongono di un ufficio IT strutturato o di competenze specialistiche interne, una condizione comune sia nelle PA locali sia nelle PMI.

In questo scenario, modelli di sicurezza gestita permettono di trasformare un insieme di attività sporadiche in un processo continuativo, allineato alle reali esigenze operative dell’organizzazione. Hypergrid opera proprio in questa direzione, affiancando enti pubblici e imprese nel governo della complessità digitale, dalla fase di verifica preventiva fino alla gestione operativa della sicurezza e della continuità dei servizi. L’obiettivo non è solo ridurre il rischio di incidenti, ma rendere le organizzazioni più consapevoli e resilienti nel tempo.

Oltre l’emergenza

Gli attacchi che colpiscono il settore sanitario hanno il merito di rendere visibili fragilità che attraversano l’intero ecosistema digitale. Sanità, Pubbliche Amministrazioni e PMI condividono oggi una sfida comune: mantenere il controllo su infrastrutture sempre più distribuite e interdipendenti, senza perdere di vista la protezione dei dati e la continuità operativa. In questo scenario, la cybersecurity non può più essere affrontata come una risposta episodica a eventi critici, ma come una funzione stabile e integrata nei processi organizzativi.

Affrontare questa sfida richiede un cambio di prospettiva. La prevenzione diventa centrale, così come la capacità di conoscere in modo puntuale il proprio livello di esposizione attraverso attività di verifica strutturate, come il Vulnerability Assessment. Allo stesso tempo, è fondamentale affiancare alle verifiche una capacità di monitoraggio continuo e di risposta, in grado di intercettare comportamenti anomali e ridurre i tempi di reazione in caso di incidente.

È in questo contesto che un modello di sicurezza gestita assume un valore concreto, soprattutto per quelle organizzazioni che non dispongono di risorse interne dedicate. Ricorrere a servizi di monitoraggio, protezione della posta elettronica, gestione degli accessi, backup e disaster recovery non significa semplicemente delegare la sicurezza, ma dotarsi di un presidio competente e continuativo. Hypergrid opera supportando PA e PMI nella costruzione di un approccio strutturato che unisce prevenzione, controllo e resilienza operativa.

Aspettare che un incidente renda evidenti le vulnerabilità espone a scelte affrettate e costose. Investire prima in verifiche, governance e servizi di sicurezza integrati consente invece di affrontare la complessità digitale con maggiore consapevolezza, riducendo il rischio e proteggendo nel tempo ciò che conta davvero: dati, servizi e fiducia.

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